Cenni di femminismo

Il maschilismo, secondo il dizionario Treccani è un “termine, coniato sul modello di femminismo, usato per indicare polemicamente l’adesione a quei comportamenti e atteggiamenti con cui i maschi in genere, o alcuni di essi, esprimerebbero la convinzione di superiorità nei confronti delle donne sul piano intellettuale, psicologico, biologico ecc. e intenderebbero così giustificare la posizione di privilegio da loro occupata nella società e nella storia”.

Nel corso degli anni, più volte la donna è stata considerata inferiore, nata con il solo e unico compito di essere al servizio dell’uomo. La situazione rimase invariata per anni, fino a che, nell’Ottocento, presero il via le prime ribellioni femministe. Le donne aprirono gli occhi sulle ingiustizie che stavano subendo e, rimboccandosi le maniche, decisero di fare qualcosa per cambiare la situazione. Da lì in poi non si fermarono, lottarono per essere alla pari degli uomini, per essere considerate per ciò che erano e non sempre in relazione all’altro sesso.
Ai giorni d’oggi, siamo ancora distanti da ciò che una società alla pari dovrebbe essere. Il settore dove ancora oggi avvengono discriminazioni nei confronti del sesso femminile è l’ambito lavorativo: si stima che solo il 48.8% delle donne in Italia lavori. Non male, ma siamo comunque al penultimo posto in classifica europea, dopo di noi solo la Grecia.
In passato, alle donne non era concesso di lavorare. Dovevano restare a casa, preparare un pasto caldo ai mariti al loro rientro a casa, si occupavano di crescere i figli ed erano costrette ad apparire di bell’aspetto. on ovunque si sono raggiunti i risultati sperati, in molti Paesi in via di sviluppo, quali India e Africa,

la situazione non è rosea. Le donne sono ancora proprietà dei padri e, se non dei padri, dei mariti.Una donna che visse a pieno una condizione d’inferiorità fu Artemisia Gentileschi, una giovane pittrice che trovò il coraggio di lottare con tutta se stessa e per se stessa. Nacque a Roma nel 1593, in una famiglia numerosa. Il suo primo contatto con la pittura avvenne all’età di dodici anni, in seguito alla morte della madre. Con l’aiuto del padre, famoso pittore dell’epoca, riuscì a perfezionare le sue tecniche.

La sua carriera fu segnata in modo significativo quando, all’età di diciotto anni, fu violentata da Agostino Tassi, un noto pittore e insegnante dal carattere iroso e violento, ma amico fidato del padre di Artemisia.

Questo evento segnò drammaticamente la vita dell’artista, che rimase traumatizzata. La donna, in seguito a questo evento, si trasferì a Firenze con il suo nuovo sposo, per lasciarsi alle spalle un passato da dimenticare. A Firenze, Artemisia riscontrò un notevole successo, sebbene fu costretta ad inserirsi in un contesto prettamente maschile.

Ma non rinunciò a quello che era il suo sogno, e riuscì a raggiungere il suo obiettivo: avere una carriera da pittrice!
Durante la sua carriera, Artemisia dipinse uno dei quadri di riferimento per quanto riguarda la scena femminista italiana: “Susanna e i vecchioni”.
Narra la vicenda, tratta dalla Bibbia, di una giovane donna che durante il momento del bagno, si trova a dover subire le avance di due uomini squallidi avanti con l’età che minacciano di ricattarla nel caso Susanna si rifiutasse di avere un rapporto con loro.
Un esempio attualissimo di femminismo, dal duplice valore: la vicenda in sé e la firma-testimonianza di una grande Donna e pittrice del mondo antico!

Stella

Lascia un commento