Essere indipendenti da una dipendenza, l’esperienza di una vita

Tutti noi possiamo trovarci in uno stato di dipendenza. Individui che hanno problemi di relazione o con un emotività di difficile controllo, possono essere le prime vittime. Ne abbiamo parlato col signor Alberto Pezzi, per molti anni operatore di comunità per recupero di tossicodipendenti.

La terapia che ha dato frutti e anche risultati permanenti è quella di lavorare sulla personalità e sulla capacità della persona di gestirsi la vita. Pezzi ci racconta che nella comunità in cui lavorava c’erano ragazzi di 25 anni con ben 10 o più anni di dipendenza sulle spalle. Questi ragazzi hanno iniziato a drogarsi a 13/14 anni, nel periodo di pre-adolescenza. 10 anni di droghe10 anni da demolire e su cui vanno costruite nuove fondamenta. I tossicodipendenti hanno una personalità distorta con valori, come l’omertà e la lealtà alla malavita tipiche nel mondo della droga. 

Questa personalità va ricostruita al momento in cui tutto ha avuto inizio. Bisogna innanzitutto capire il motivo che ha spinto il ragazzo a drogarsi. In 2/3 anni si riesce a dare l’imprinting e dei valori con cui vivere. Ovviamente al ragazzo mancano 10 anni di crescita. Alcuni, finita la terapia, quelli davvero motivati, ne escono vincitori. Chi non usa questi valori come un bastone ricade presto nella dipendenza”. L’operatore l’ha chiamata amichevolmente terapia distruggi e componi. Ovviamente al soggetto non si può togliere la droga e non dare nulla, bisogna dargli dei valori che lo aiuteranno a vivere. Dopo una perdita o in seguito a un evento tragico, bisogna dare tempo che il trauma maturi e passi. 

Mentre chi ha una dipendenza va a cercare la sua “droga” che lo faccia stare bene subito ( tutto e subito), ma finito l’effetto riaffiora tutto il male e allora si droga nuovamente, poi  vergognandosi di quello che sta facendo cerca altre dosi. Un circolo vizioso dal quale da solo fa fatica a uscire. La cosa preoccupante, aggiunge Pezzi, è che una persona con dipendenze si isola, perché il suo gruppo ce l’ha già e allora attribuisce tutti i suoi fallimenti alla società. Mentre si droga o beve o gioca, si sente in un gruppo, ma quando l’effetto svanisce si sente solo. Non entrare in questo circolo vizioso, è il primo auspicabile consiglio, perché non tutti sono in grado di diventare indipendenti da una dipendenza. 

Cesare