Federico Rampini al Festival delle Resistenze si racconta

Il 25 aprile a Bolzano, in occasione del  “Festival delle Resistenze”, abbiamo incontrato in esclusiva lo scrittore, giornalista e corrispondente del quotidiano “La Repubblica”, Federico Rampini.

 

La prima domanda che ci viene da porLe è come mai ha scelto di fare questo percorso all’estero? Scegliere di lavorare come giornalista al di fuori dell’Italia?

 

<< In realtà questo lo avevo deciso molto prima di diventare il vicedirettore del “Sole 24ore”. E’ sempre stato nella mia vocazione viaggiare e lavorare all’estero. Per me è più normale stare all’estero che stare in Italia; ho scelto la voglia di raccontare il mondo e in particolare ho cercato sempre di individuare i luoghi del mondo che siano un po’ i laboratori del nostro futuro. Se c’è una costante in questa mia migrazione perpetua da un paese all’altro, è proprio la ricerca di cose nuove da scoprire e vivere. >>

 

Nello scoprire e vivere gli Stati Uniti d’America spesso ha manifestato una posizione critica, in particolare per servizi che in Europa sono il cuore del nostro Wellfare. Che cos’è per lei lo stato sociale?

 

<< Non considero l’America come una nazione avanzata, anzi lo stato sociale migliore per me è il modello europeo. Per fare un esempio, la sanità in America è molto costosa e inefficiente; cura peggio che in Europa. Un altro esempio che vi riguarda più da vicino, è l’istruzione. Le università americane stanno diventando talmente care da diventare inaccessibili per i ragazzi del ceto medio.>>

 

Ha notato differenze per quanto riguarda lo stato sociale in altri paesi ?

 

<< Ho vissuto in Europa, Belgio, Francia, negli Stati Uniti ed in Cina. Ci sono molte differenze tra i paesi occidentali e la Cina, soprattutto, è un paese dove vige la censura e dove non vi è libertà di stampa. >>

 

A proposito di stampa, il tema della manifestazione per il 25 Aprile è stato proprio la relazione tra narrazione e memoria. I giornalisti sono attori quotidiani di questo processo, ma come si preserva l’onestà e la purezza nel fare informazione?

 

<< E’ una domanda impegnativa; non credo nemmeno che i giornalisti siano i più attivi sul fronte della memoria. La nostra memoria storica ce la formiamo a scuola. Importante è il ruolo delle istituzioni scolastiche. Quando un giornalista tratta argomenti attuali, deve interpretarli attraverso qualche forma di memoria storica. Vi è perciò la necessità che i giornalisti studino molto, perché non si può fare giornalismo superficiale, altrimenti è dilettantismo. C’è bisogno di una ricerca di obiettività. Bisogna fare attenzione a non farsi distrarre da ideologie e propagande, non contribuiscono a farci capire meglio il nostro presente alla luce del nostro passato. >>

 

Proprio l’istruzione è stata oggetto di alcune riforme negli ultimi anni in Italia. Fare dei tagli sembra essere la via per risollevarsi dalla crisi, un atteggiamento diffuso in Europa. Come potremmo uscire?

 

<< Personalmente, come ho scritto anche nel mio ultimo libro, mi ispiro a quelli che considero alcuni dei migliori economisti del nostro tempo. In una crisi bisogna aumentare la spesa pubblica, gli investimenti pubblici. Keys negli anni 30 insegnò proprio questo. Penso che i tagli siano perversi e controproducenti, in America i tagli non sono stati applicati, ed è uscita dalla crisi.>>

 

La crisi economica in Europa, anche a causa dei tagli, sta sostenendo l’avanzata di posizione politiche estremiste, mentre in America è di moda Trump. Ma quanto è seguito realmente dai cittadini? Davvero è possibile che accada ciò che dice di fare. Come un potenziale muro tra l’America e il Messico, pagato dal Messico?

 

<< E’ corretto associarlo ai populismi ed estremismi europei; per quanto riguarda il suo seguito lo vediamo dalle consultazioni, dalle primarie politiche. Nel Partito Repubblicano è il candidato ideale ed è praticamente una certezza che sarà lui a correre per la Casa Bianca il prossimo Novembre. Sono abbastanza fiducioso che non vincerà. Sta vincendo sistematicamente le primarie repubblicane; vincere il 50% dei repubblicani non significa vincere il 50% degli americani. Un’altissima percentuale di americani gli sono ostili, per questo penso che non vincerà. Trump sarebbe un disastro!

Per quanto riguarda la costruzione del muro tra il Messico e l’America è un cosa pazzesca che dice solo perché a un certo tipo di elettorato piace sentirsi dire queste cose irrealizzabili.>>

 

La sorellastra di Anna Frank ha paragonato Trump ad un altro Hitler; cosa ne pensa?

 

<< Per il momento non ci sono le condizioni di una dittatura in America, non ci sono nemmeno fenomeni paragonabili al movimento nazista. Mi sembra un paragone un po’ eccessivo; dovrebbe vedersela con il Congresso e la Corte Suprema. Non può succedere qui. >>

 

Dato che ha vissuto a Bruxelles, si è sentito minacciato dagli attacchi dell’Isis?

 

<< Mi sono sentito colpito dall’attentato come essere umano per solidarietà con le vittime, a prescindere dal fatto che conosco molto bene la città.

Il mondo dell’immigrazione di oggi è ben diverso da quello che conoscevo io; ha più difficoltà ad integrarsi, una parte del mondo islamico ha perso la voglia di farlo ed ha cambiato atteggiamento. L’Isis è puro terrorismo violento, ma può trovare terreno di cultura in un atteggiamento di vittimismo diffuso. >>

La Redazione

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