GIUSTIZIA E LIBERTA’ DI PAROLA

Il 2 novembre si celebra la giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti.



La data è stata concordata dall’ONU nel 2013, in seguito all’uccisione nel Mali di due giornalisti francesi. Ciò che è emerso dalle informazioni trasmesse dagli Stati membri all’Agenzia specializzata ONU è allarmante: il 90 % degli omicidi dei giornalisti restano impuniti. Secondo il rapporto di Reporters sans Frontières (RsF), nel 2017 sono stati uccisi 65 giornalisti, a cui è stato impedito di praticare il proprio lavoro, ovvero quello di fare da intermediari tra le news nel Mondo e noi. Tra questi 65, ricordiamo 50 giornalisti di professione, 7 blogger e 8 collaboratori. Preoccupante è sapere che ai giorni d’oggi sono ancora presenti limitazioni, in grado di ostacolare la libertà di parola e il diritto all’informazione. Ma questi non sono gli unici dati pericolosi: nel corso dell’anno 2017, sono stati incarcerati 326 giornalisti, 54 sono stati presi in ostaggio mentre 2 sono ancora scomparsi. Il discorso, purtroppo, è valido anche ai nostri giorni. Ormai il 2018 sta per concludersi, e per fortuna, aggiungerei. Fino ad adesso, sono stati 57 i giornalisti privati della vita. Ho deciso di raccontare le storie che più mi hanno indignato, nella speranza di suscitare una reazione nei lettori.

Raif Badawi è un giovane blogger, accusato di aver fondato un blog online, chiamato “Free Saudi Liberals”, all’interno del quale ha discusso ed espresso la sua opinione riguardo temi politici e religiosi. Oltretutto, è stato ritenuto responsabile di aver “insultato l’Islam” e alcuni leader religiosi. E’ stato condannato prima a dieci anni di carcere, in seguito a 1000 frustate. La sentenza è stata confermata dalla Corte suprema dell’Arabia Saudita il 6 giugno 2015. E’ stato fustigato pubblicamente con 50 frustate, una pena inaccettabile, per la sola colpa di aver espresso la sua opinione. In seguito a questo episodio scandaloso, Amnesty Iternational (organizzazione internazionale a tutela dei diritti umani nel mondo e contro le ingiustizie) si è mobilitata e ha chiesto il rilascio del blogger. Nonostante la protesta e lo scandalo suscitato, Badawi si trova ancora il carcere. E’ in corso una raccolta firme per la liberazione di Raif, disponibile sul sito ufficiale di Amnesty International.
Daphne Caruana Galizia, originaria di Malta, è stata una giornalista e blogger, specializzata nella lotta contro la corruzione. In particolare, la sua ultima inchiesta riguardava rapporti segreti tra Stato e mafia.

E’ rimasta vittima di un attentato il 16 ottobre 2017, durante l’esplosione di un’autobomba. Nonostante la donna avesse fatto denuncia due settimane prima, l’omicidio è avvenuto. Erano oltre trent’anni che subiva diffamazioni: l’uccisione è stata l’ultima umiliazione subita. In molti si sono stretti attorno ai familiari e hanno lottato insieme a loro per ottenere giustizia, ma soprattutto si sono uniti per combattere l’omertà. Dopo un anno, non è stata ancora fatta luce sul caso e i colpevoli sono ancora in libertà.
Il caso più recente, riguarda la Casa Bianca. Durante un’intervista, Donald Trump si è rifiutato di rispondere a una domanda “scomoda”, posta dal giornalista Jim Acosta, corrispondente della Cnn.

Ma non solo, gli ha ritirato le credenziali e così facendo gli ha impedito l’ingresso. La colpa di Acosta? Aveva posto insistentemente una domanda riguardante la carovana di migranti. Nel frattempo, una stagista gli impediva di parlare, levandogli il microfono. La Cnn ha accusato la Casa Bianca di aver violato gli articoli tre e cinque della Costituzione, ovvero quelli che tutelano le libertà della persona. A questo punto la domanda sorge spontanea: dove è andata a finire la libertà di parola?

Stella