L’ARTE CHE RESISTE

La democrazia è un sistema politico fondato sulla sovranità del popolo, sull’uguaglianza, sul riconoscimento e sul rispetto dei diritti e doveri dei cittadini sanciti dalla Costituzione.
Democrazia significa anche libertà, di pensiero e stampa. Secondo l’articolo 21 della Costituzione Italiana «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure […]».



E quale mezzo migliore per esternare le proprie idee se non l’arte? Proprio quest’ultima è stata per anni la parola di molti, soprattutto in occasioni nelle quali non era concesso manifestare la propria opinione. Quando una società ha subito le arroganze del potere, quando un popolo non ha potuto esprimersi liberamente, ecco che l’arte è stata spesso l’unico veicolo possibile per raccontare quel mondo, fungendo da valvola di sfogo e nello stesso tempo ha contribuito a tenere vivo il lume della speranza.
L’arte è infatti il mezzo più concreto, più fisico e diretto, per comunicare la nostra visione delle cose.
Proprio per questo motivo, abbiamo selezionato una serie di artisti ribelli che, secondo noi, esprimono alla perfezione il significato di ciò che vogliamo trasmettere, il senso di libertà d’espressione.

La zattera della Medusa – Théodore Géricault
Rappresenta il naufragio avvenuto nel 1816 davanti all’attuale Mauritania vicino la costa occidentale dell’Africa, in cui una nave francese dal nome“Medusa”s’incagliò sul fondale sabbioso. L’incidente avvenne per colpa del comandante, Hugues Duroy de Chaumareys, che oltre a non navigare più da oltre 25 anni non conosceva le acque in cui stava navigando. Morirono oltre 200 uomini.
La colpa è da attribuire alla corruzione della monarchia francese, che diede un incarico di grande responsabilità a un incompetente a cui doveva evidentemente dei favori.
Nell’opera dell’artista francese, un’immensa tela larga 7 metri oggi conservata al Louvre, è raffigurato un disperato tentativo dei sopravvissuti al naufragio di farsi riconoscere da una nave di salvataggio, che si intravede all’orizzonte ma che risulta troppo lontana per far sì che le loro speranze vengano esaudite. Si tratta del primo avvistamento della nave di salvataggio, che riuscirà però a individuare la zattera solo alcuni giorni dopo. Anche questo episodio è vero e meticolosamente documentato dallo stesso Géricault, che intervistò i pochi superstiti del naufragio.
Un’opera coraggiosa, simbolo di un popolo che subisce le conseguenze drammatiche della corruzione della classe politica.

La libertà che guida il popolo – Eugène Delacroix
“La libertà che guida il popolo” è un dipinto del 1830 a firma del grande artista romantico francese Eugène Delacroix. Nel quadro sono rappresentate tutte le classi sociali unite in lotta contro l’oppressore, ossia l’esercito francese della Restaurazione che voleva mantenere i privilegi della vecchia classe politica. Al centro del dipinto si trova Marianne, la personificazione della Francia, accanto a lei si può vedere invece un ragazzo, che rappresenta la lotta dei più giovani contro l’ingiustizia della monarchia assoluta. L’opera é diventata per tutti, e non solo per il popolo francese, il simbolo della libertà del popolo contro l’arroganza del potere. Un popolo unito, con tutte le classi sociali che vi fanno parte, pronto a lottare per i propri diritti, con coraggio e dignità. Bellissima l’allegoria della libertà impersonificata dalla donna che regge la bandiera, col petto scoperto e sporco dalla battaglia, in tutta la sua naturale bellezza e purezza.

Gargantua – Honoré Daumier
Honoré Daumier è ritenuto uno dei maggiori esponenti della categoria dei caricaturisti ed è conosciuto in tutto il mondo per le sue vignette di satira politica. In particolare, è famosa la sua rappresentazione di re Luigi Filippo, cui nome “Gargantua”. Nell’illustrazione, il re è ritratto seduto su una poltrona, intento a divorare le risorse del popolo e a corrompere i deputati dell’Assemblea della Nazione. Proprio per questa vignetta, venne condannato a sei mesi di carcere e alla multa di 500 franchi. Nonostante la detenzione, Daumier continuò a fare satira, divenendo un simbolo della ribellione che resiste.

I sette peccati capitali – Otto Dix
Otto Dix è un pittore tedesco, che nel 1933 raffigurò in un suo dipinto i sette vizi capitali. L’avidità è rappresentata da un’anziana signora dall’aria trasandata, l’ira è un mostro dall’aspetto ripugnante, la superbia è raffigurata da un volto con le orecchie tappate e il naso bruciato, l’ingordigia invece è simboleggiata da una testa incastrata in una pignatta che ha a sua volta occhi e bocca, una donna mezza nuda rappresenta la lussuria, uno scheletro senza cuore e dal volto scavato è l’immagine dell’accidia, mentre l’invidia è impersonificata da un nano con indosso una maschera che ritrae occhi famelici e un’espressione imbronciata. Soffermiamoci su quest’ultima immagine: sul volto del nano compaiono dei baffetti che ci fanno capire che la persona in questione è Adolf Hitler. Questi ultimi, però, vennero aggiunti alla maschera solo nell’anno 1945, quando il pittore non correva più il rischio di essere condannato a morte. Tristemente famoso è il rogo dei libri da parte dei nazisti, ed altrettanto celebre è il “catalogo “ steso da Hitler e dal suo ministro per la Propaganda della “Entartete Kunst”, ovvero l’arte “degenerata”, quell’arte che, esprimendosi in forme radicali e innovative oppure criticando direttamente il potere di allora, è stata duramente repressa e proibita negli anni Trenta in Germania e non solo.

L.O.V.E. – Maurizio Cattelan
L’artista italiano Maurizio Cattelan è l’ideatore della scultura“L.O.V.E.” posta di fronte alla sede della Borsa, in piazza degli Affari a Milano. Il nome è l’acronimo di “Libertà, Odio, Vendetta e Eternità”e già preannuncia un cortocircuito di idee sui temi della democrazia e della violenza con un’amara riflessione sul loro destino. La scultura rappresenta una mano intenta a fare il saluto fascista, ma con quasi tutte e cinque le dita mozzate, fatta eccezione per il dito medio. È noto il fastidio dell’artista italiano nei confronti del potere. E da questo saluto fascista mozzato, quel che rimane è un gesto sconcio, offensivo, volgare. Il punto è che il gesto è rivolto verso la piazza, quindi verso tutti noi, come se fosse la stessa Borsa – cioè il mondo della grande finanza – a insultarci, a schernirci, a sottometterci.
L’opera è stata parecchio discussa e criticata, da molti milanesi e da molti politici locali e non solo. Ma si trova ancora lì. Ci sarà un motivo.

L’impegno politico di Ai Weiwei
È un artista e designer cinese, conosciuto per essere un ribelle e oppositore al regime di Pechino.

Nel 2009, il suo blog fu chiuso senza tante storie. Il regime distrusse anche uno dei suoi studi, così l’artista decise di opporsi a tutto ciò. Per questo motivo, nel 2011 venne recluso per 81 giorni, durante i quali venne confinato in una località sconosciuta e per tutta la durata dell’incarcerazione non vennero diffuse sue notizie.
Questo episodio scatenò l’indignazione di molti artisti in tutto il mondo, che si unirono per farlo scagionare. L’artista uscì di prigione un mese dopo su cauzione, gli fu impedito di espatriare fino al 2015 e fu costretto a pagare una multa salata per evasione fiscale. Ai Weiwei non ha mai avuto la possibilità di difendersi.
Nonostante questo, l’artista cinese Ai Weiwei non ha mai smesso di fare arte libera e senza compromessi, di comunicare messaggi sociali, di essere anti-sistema, di denunciare gli abusi del potere e di continuare a credere nella libertà e nella democrazia.

L’arte per il popolo: Banksy
Banksy è un artista di strada inglese del quale non si conosce con certezza l’identità, ed è considerato uno dei migliori rappresentanti dell’arte a sfondo satirico, politico e di impegno civile. La sua espressione artistica si concentra in strada e nello spazio urbano, così che possa raggiungere e sensibilizzare tutti. Le sue opere trattano temi quali le società occidentali e i loro difetti, l’omologazione, il maltrattamento, la violenza e la repressione poliziesca. È contrario al tipo di arte presente nei musei, che spesso critica creando delle parodie. Per Banksy, se vuoi denunciare qualcosa con l’arte, lo devi fare in modo libero, senza sfruttare gli stessi meccanismi commerciali che ti appresti a criticare. L’arte libera è, per l’enigmatico artista inglese, un’arte necessariamente fuori dal sistema, priva di compromessi, slegata dalle logiche del mercato.

È proprio a Banksy e alla sua arte libera, che ci siamo ispirati per la foto di copertina. Essere ribelli. Ma lanciare fiori anzichè molotov. O, per dirla con quelli dello Stato Sociale:“Obbedire é lecito, ribellarsi é cortesia”.

Stella