A LONDRA PER CRESCERE viaggio nella multiculturalità

Nell’ estate 2019 ho avuto la bellissima opportunità di andare in Inghilterra, più precisamente a Greenwich. Sono partita così con un gruppo di persone di varie età e abbiamo alloggiato tutti in famiglie diverse per due settimane. Mi avevano avvertita del fatto che in Inghilterra le famiglie ospitanti non fossero di ascendenza inglese al 100%, ma non mi aspettavo di trovare una multiculturalità così ampia

Sono partita così con un gruppo di persone di varie età e abbiamo alloggiato tutti in famiglie diverse per due settimane. Mi avevano avvertita del fatto che in Inghilterra le famiglie ospitanti non fossero di ascendenza inglese al 100%, ma non mi aspettavo di trovare una multiculturalità così ampia. La cosa non mi è dispiaciuta affatto, ma lo stupore iniziale devo ammetterlo, c’era. Nemmeno un genitore ospitante era di famiglia originaria inglese: erano indiani, africani, cubani. Di conseguenza, l’inglese parlato da loro era adeguato e modellato dalla loro lingua madre; sembravano così come dei dialetti inglesi. Nel mio caso, Tina, una cordiale mamma single giamaicana, con una cadenza tipicamente sudamericana. Tina era una donna strepitosa e paziente con me che stavo imparando la (vera) lingua inglese. Aveva la casa tappezzata di calamite e poster con scritte “I love Jamaica” e cucinava piatti tipici della sua patria. Io li mangiavo con gusto, un po’ per la fame un po’ per l’effettiva bontà. A tavola parlava tantissimo, soprattutto della sua vita amorosa e di come funziona la vita in Jamaica. Quando ne parlava aveva un briciolo di nostalgia negli occhi.
Come lavoro non ho ancora capito cosa facesse. Nel suo salotto era piena di piante con prezzi e non ho mai capito se le vendesse o se le avesse comprate per il suo grande giardino: infatti tutte le case a Greenwich avevano almeno due piani e un vivaio. Le giornate funzionavano così: sveglia, colazione in autonomia ma a casa, scuola, gita, tempo libero, ritorno a casa, cena. Il pranzo lo dovevamo portare al sacco, ma date le differenze culinarie e quindi per la fame, non so come, alla fine mi trovavo quasi sempre ad un baracchino sotto scuola che vendeva nuggets e hamburger con contorno e bibita a tre pound e qualcosa. Salvezza di tutti noi. Durante le giornate oltre che a legare col gruppo con cui ero, ero riuscita a farmi degli amici del posto e conversavo tante volte anche con gente a caso magari sulla metro o nei musei. Per fortuna non essendo timida riesco a fare amicizia piuttosto rapidamente. Dunque in due settimane ho visitato gran parte di Londra e di Greenwich, fatto shopping e parlato tanto così da poter migliorare il mio inglese.
Io consiglierei a tutti di viaggiare all’estero. Allarga la mente in un modo impensabile fin quando non lo provi: vieni a conoscenza di nuove culture, vedi nuove forme di società e tutto questo dà la possibilità di farsi una propria identità e una propria idea di civiltà. Aiuta a crescere e a capire da che parte vuoi che vada la tua vita. Detto così pare un po’ superficiale, ma io dopo questa estate ho capito che nella vita ho bisogno di viaggiare e conoscere, ma ho anche capito che tante volte avrei bisogno di farlo da sola o con qualcuno conosciuto al momento.

Rey