Io non odio pt. 2

Il giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera MASSIMO GRAMELLINI racconta nel suo libro autobiografico, intitolato “Fai bei sogni”, la sua esperienza all’arrivo all’ospedale di Sarajevo.



Quando Gramellini entra nella stanza 51 vede, infondo alla sala, un bimbo solo, senza genitori affianco. Parlando con il dottore, Gramellini scopre che il bambino era orfano e, per questo motivo, nessuno si stava battendo per farlo entrare tra i nomi dei 40 bambini che sarebbero potuti essere trasportati a Londra per essere sottoposti a cure mediche. Gramellini decide quindi di battersi per questo bimbo senza nome, ma purtroppo appena riesce a aggiudicarsi l’ultimo posto aereo disponibile, scopre che il bimbo non è riuscito a sopravvivere.

ZIJO RIBIC, rom musulmano, viveva in una fiorente comunità stanziale di agricoltori. Quando scoppiò la guerra, un collega di suo padre gli consigliò di rifugiarsi in Serbia in attesa che la situazione in Bosnia Herzegovina migliorasse.

Passata la prima cruenta ondata di pulizie etniche, che toccò le città più grandi, la sua famiglia decide di ritornare al suo villaggio, pensando che la guerra non li riguardasse. Il 10 luglio ritornarono a Skocic, quella stessa notte la formazione paramilitare, entrò nel villaggio.
Scavarono la fossa comune davanti agli occhi e li uccisero uno ad uno, ma Zijo, oltre gli spari sentì una lama dietro il collo, cadde e lo gettarono nella fossa comune insieme ad altri morti, Zijo non morì e rimase nascosto fra i cadaveri fino a che non riuscì a scappare nei boschi per un tempo indefinito. Zijo, a soli sette anni, lo trovarono pieno di sangue che chiedeva aiuto a casa di una signora anziana.

HASAN NUHANOVIC, era interprete per il contingente della Nazioni Unite a Srebrenica. Suo padre, sua madre e suo fratello avevano cercato rifugio insieme a lui presso la base dei caschi blu a Portocari, dopo la caduta della città, sono stati fatti uscire dagli olandesi e consegnati ai soldati di Mladic.
Hasan, nel ruolo da interprete, obbligato dal padre, dovette tradurre l’ordine che portò alla morte della sua famiglia. Il padre gli disse per l’ultima volta:
“tu devi rimanere vivo.”

Vespetta