Riflessione sul saggio “I miti del nostro tempo”

La panoramica che Galimberti fa nel suo saggio “I miti del nostro tempo”, mette con le spalle al muro, costringendoci a riflettere sull’influenza dei mezzi di comunicazione e su come la loro tecnica d’uso sia arrivata a condizionare e modificare le nostre vite.

I media costituiscono la nostra quotidianità, sono divenuti parte essenziale dell’esperienza contemporanea, vivono al passo con l’uomo, o forse, sarebbe più corretto dire il con contrario. Siamo diventati dipendenti dai mezzi di comunicazione, sia di stampa e di informazione, sia di svago. Ci si rende conto di come i valori della tradizionale comunicazione si scontrano con quelli dell’epoca moderna: le trasformazioni sociali hanno portato ad una modificazione della cultura, del modo di vivere, di pensare, di agire, di comunicare e di relazionarsi. L’evoluzione tecnologica, il progresso, ha comportato la maturazione di nuovi bisogni ed aspettative arrivando ad una società bisognosa di un alternativo modo di socializzare.

Condivido l’idea che questa forte diffusione dei mezzi di comunicazione sta facendo scomparire il bisogno primario di comunicare, come citato nel testo “vis-à-vis”, senza il filtro di uno schermo. Oggi, le nostre case possono essere definite dei luoghi dove si esercita la percezione del mondo esterno, dove i contatti e le relazioni familiari vengono sminuiti sempre di più. Ormai si sa, internet, mettendoci a disposizione ogni tipo di informazione, ci costringe ad una vita sedentaria, senza bisogno di sforzi superflui, attribuendoci uno stato di pigrizia una volta raggiunta la consapevolezza che qualcuno o qualcosa può cercare informazioni al posto nostro. L’esperienza del mondo fornito dai media, risulta a tutti sempre più identico, così come sempre più identiche sono le parole per descriverlo. I mezzi di comunicazione digitali, indifferentemente dall’uso che ne facciamo, ci portano i fatti, le notizie, gli avvenimenti in casa sollevandoci dall’andare a cercarceli. Ciò trasforma inevitabilmente, il nostro modo di fare esperienza.

Nella diffusione dei mezzi di comunicazione la tecnica perciò, indebolisce e annienta la necessità della comunicazione. Con questo non voglio dire che i mass media non siano dei facilitatori per le enormi potenzialità che ci forniscono, ma è innegabile che l’uomo non ne venga profondamente influenzato o trasformato.
Le riflessioni sui media, mi portano a dire che la società e in primis noi uomini, usiamo le tecniche comunicative come qualcosa di naturale, perché questo è ciò che conosciamo, che col passare del tempo ci è stato “imposto” in qualche modo, e sostengo, che il nostro modo di essere, la nostra natura umana può essere modificata proprio sulla  base delle modalità con cui si usa tecnicamente nella comunicazione, proprio come afferma il filosofo Galimberti.

Inconsapevolmente, mezzi come il telefonino, la radio, la televisione, il computer ci influenzano, qualunque sia lo scopo per cui li usiamo: non è da trascurare e da dare per scontato il fatto di «essere digitali», in quanto tale modo di essere ha ormai una valenza troppo incisiva sul nostro modo di fare esperienza e sui rapporti umani  nel quale viene a mancare quella genuinità nei rapporti di comunicazione che solo l’uomo possiede e sa mettere in atto in modo costruttivo.

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