Terzo capitolo LE PAGINE PERDUTE

L’ansia ormai faceva parte di me e con grande difficoltà, dato il tremore delle mie mani, riuscì a prendere il telefono in mano per richiamare mia madre. Il telefono ebbe il tempo di fare un solo squillo prima che mia madre rispondesse. Mi disse che la nonna era sparita nel nulla e che nella porta di casa non c’erano segni di forzatura.

Una volta finita la telefonata decisi di scendere alla prima fermata e tornare indietro da mia madre. Scesi in un piccolo paese, per fortuna non troppo distante da casa mia. Il treno sarebbe arrivato dopo quaranta minuti così decisi di sedermi su una panchina e continuare a leggere gli appunti di scuola anche se il mio livello di concentrazione era decisamente scarso data la preoccupante notizia. Con la coda dell’occhio vidi avvicinarsi un ragazzo il quale dopo aver guardato il telefono decise di sedersi sulla mia stessa panchina.“Che cosa stai leggendo?” mi chiese il ragazzo.Mi girai e lo guardai con sguardo timido e altrettanto timidamente gli risposi “nulla di che, sono solo degli appunti per la scuola”. “Ho capito” rispose lui. “Dalla faccia mi sembri una ragazza che ha fretta di fare qualcosa, mi sbaglio?” mi chiese il misterioso ragazzo.Io, che mi facevo sempre più timida, gli risposi semplicemente annuendo.Lui allora disse “tra poco mi viene a prendere un mio amico con la macchina, ti serve uno strappo da qualche parte qui vicino?”. Questa offerta mi era sembrata molto strana, soprattutto perché fatta da uno sconosciuto. Solo che avevo fretta ed ero molto preoccupata, sicuramente un passaggio mi avrebbe fatto comodo ma avrei dovuto fidarmi?

accettai il passaggio
Era inutile che continuassi a farmi queste domande. Avevo bisogno di arrivare il prima possibile da mia madre e quindi accettai la proposta senza pensarci due volte. A questo punto decidemmo anche di presentarci. “Mi chiamo Paul e tu?”, “io mi chiamo Samantha, ma puoi chiamarmi Sam”. Subito dopo aver finito la frase, sentii il suono di un clacson. Mi girai e vidi che un ragazzo ci stava facendo segno di salire in macchina. Io e Paul salimmo sulla vettura e il ragazzo alla guida disse a gran voce “ciao! Io sono Max, il migliore amico di Paul. Come ti chiami?” Faccio per rispondere ma Paul con voce irritata prese il mio posto“Sam, si chiama Sam. Ora partiamo che ha fretta”. “Posso chiederle almeno dove devo portarla?” chiese Max in modo sarcastico, “a Mystic Park” risposi io prima che anche questa volta Paul mi precedesse. “Perfetto, dobbiamo andare anche noi in quella direzione no fratello?” scherzò Max e Paul sempre più infastidito rispose  “dai parti e stai un po’ zitto”. Ero sicura che sarebbe stato un lungo viaggio.

non accettai il passaggio
Ci pensai e ripensai ma alla fine arrivai alla conclusione che non era il caso di affidarsi ad uno sconosciuto, nonostante la fretta che avevo. Lo ringraziai e con una scusa rifiutai il passaggio. Lui si alzò e mi disse “tranquilla non c’è problema” e se si allontanò. Stavo ritornando a leggere i miei appunti quando sento un grido “Paul!”, “comunque mi chiamo Paul!”. “Io sono Sam” gridai di risposta. Lui sorrise, entrò in macchina e se ne andò. Tutto questo riuscì a strapparmi un sorriso che non avrei mai pensato di fare in un momento simile. Aspettai il treno a lungo e quando finalmente arrivò non potevo crederci. Finalmente potevo tornare a casa e scoprire cosa fosse successo a mia nonna.