UN LIBRO INASPETTATO TUTTO DI UN FIATO

La solitudine dei numeri primi  Paolo Giordano

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sé stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi.”

Ero in un ostello fuori provincia la scorsa settimana con mia madre quando, prima di uscire dalla struttura per prendere il treno, su uno scaffale di scambio libri ho visto “la solitudine dei numeri primi”. Questo libro volevo leggerlo da molto tempo e mi si era presentato così, a pancia all’aria come per dirmi: “leggimi in treno, sono qua per te!” L’ho così preso con me e in due giorni l’avevo già finito. Mi aspettavo tutt’altro da questa lettura, qualcosa di meta-fisico/scientifico o filosofico. Invece ho letto un romanzo che ha suscitato in me non tanti “svarioni” quante invece emozioni. I primi due capitoli del romanzo si aprono con l’inizio delle storie dei due protagonisti: Alice e Mattia, entrambi legati da infanzie vissute in modo difficile e famiglie incapaci di capire le loro esigenze.

“Lei e Mattia erano uniti da un filo elastico e invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere soltanto fra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l’uno nell’altra.”

Non vi voglio fare spoiler di alcun tipo, vorrei anzi esporvi le mie riflessioni a riguardo del libro. Gli unici momenti di felicità trovati e vissuti nel romanzo appaiono soltanto quando la malinconia e le lacerazioni interiori dei due protagonisti si fondono tra loro: entrambi vivono in uno stato di sofferenza continua dovuta agli eventi tragici da loro vissuti e solo fra loro, nel silenzio in cui giacciono, si parlano e rispettano uno il dolore dell’altro. In tutto il libro la figura forte pare Alice, ma a parere mio quello forte è Mattia.Credo che il suo dolore sia più profondo e che lui lo abbia gestito meglio di Alice, nonostante il ragazzo sia passivo alla vita. Mattia trova rifugio nello studio, mentre Alice nella fotografia. Entrambi i loro “impieghi” sono effetti di eventi che hanno segnato la loro infanzia, sono effetti complementari per loro: Mattia il cervello più che funzionante e Alice la bellezza.

È un libro forte per quanto all’apparenza superficiale. La scrittura di Paolo Giordano è incisiva e fluida e porta così il lettore a sentire pienamente i tormenti dei due. Lo scrittore intreccia le storie inserendo anche personaggi secondari. Di tutti i personaggi però lui mostra la parte umana più macabra e profonda: la tristezza. Anche nell’apparente felicità, sorge nel lettore una sorta di malinconia legata al personaggio. Il romanzo accompagna il lettore nella vita dei due giovani e nel mutamento di questi, nella loro crescita.“Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.”

Rey