IN VIAGGIO VERSO L’ORRORE: AUSCHWITZ

La prima settimana di febbraio ho avuto la possibilità di partecipare al Viaggio della memoria, un’esperienza molto particolare e intensa che ha messo alla prova le mie emozioni.


In quest’occasione, più di 700 studenti hanno visitato i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Abbiamo visto come il potere di un singolo uomo, unito però al consenso e alla collaborazione di molti, abbia distrutto la vita di milioni di persone, senza pietà, non rispettando i diritti di base dell’essere umano. Da questo punto di vista, l’ex Lager di Auschwitz ci è parso un simbolo di come l’umanità riesca in certi momenti della storia a toccare il fondo, anzi, a scavare sotto il fondo. Prima di visitare il Campo di Auschwitz, il mio stato d’animo era in subbuglio, il mio corpo era dominato dall’ansia e dalla curiosità di vedere con i miei occhi quello che mi avevano sempre raccontato.
Mentre nevicava, mi sono trovata di fronte al filo spinato dove erano rinchiusi milioni di ebrei: li ho immaginati lì qualche decennio fa, davanti ai miei occhi, ma non mi capacitavo di come sia stato possibile dare inizio a tutto questo, e i pensieri mi portavano anche a riflettere sulla guerra in generale, sull’assurdità in cui è piombata l’Europa in quegli anni.

Il mio sguardo così giovane e leggero che incontrava occhi del passato, affamati, scioccati e impauriti. La temperatura registrata ad Auschwitz nel 1944 corrispondeva a -20 gradi e i prigionieri indossavano solo un pigiama, erano obbligati a lavorare tutto il giorno, qualsiasi fossero state le condizioni fisiche e climatiche. Chiedevano aiuto donne, uomini e bambini e dietro il filo spinato li vedevo sofferenti e stanchi.
Appena ho varcato il cancello di Auschwitz con la tristemente celebre scritta “Arbeit macht frei”, mi sono trovata catapultata in un realtà così diversa da quella odierna. Ci siamo ritrovati a riflettere sulla tematica in maniera differente da come la si studia a scuola, siamo rimasti coinvolti completamente, il che ci permetterà di ricordare per il resto della nostra vita quelle sensazioni. Un progetto che apre la mente e che consiglio a tutti i ragazzi della mia età.

Inoltre altri due luoghi ci hanno lasciato senza parole: la Fabbrica di Schindler e il ghetto di Cracovia. Quando ancora non avevano comunicato la “soluzione finale”, gli ebrei sono stati illusi di poter vivere una vita migliore all’interno del ghetto, ingannandoli per poter fare “piazza pulita”.
La Polonia, precisamente la città di Cracovia, è ancora molto scossa dalla Seconda Guerra Mondiale: è un paese che cerca moralmente di rialzarsi anche se ha già raggiunto piccoli traguardi che gli permettono di trovare una certa stabilità.
Infine voglio descrivere questo viaggio come un’onda di grandi dimensioni che colpisce il mare di bassa marea. Ma la cosa più importante che ho capito è che il mondo di oggi dovrebbe sforzarsi in tutti i modi di abbandonare l’odio e di abbracciare valori come dignità, diritto, uguaglianza, solidarietà. Il rischio, altrimenti, è che si vada indietro e non avanti.

Vespetta