Il primo farmaco salva vita al mondo

L’insulina viene scoperta nel 1921 e solo un anno dopo i ricercatori della Lilly, la più grande azienda fornitrice di insulina a livello mondiale, somministrarono una dose a Leonard Thompson, ragazzino di quattordici anni sull’orlo del coma diabetico. Nel tentativo di salvargli la vita fecero un vero e proprio miracolo ed il ragazzo diventò il primo superstite del diabete mellito di tipo 1.


L’insulina è il primo farmaco salvavita che sia mai stato creato. È la prima proteina che sia mai stata sequenziata e successivamente sintetizzata chimicamente nei laboratori Lilly. Nel 1996 la multinazionale americana produce la prima versione di insulina ad azione rapida, se fino a quel momento questo farmaco aveva bisogno di un’ora per entrare in circolo attualmente bastano pochi minuti, questo rende più semplice la gestione della malattia.

Una delle più grandi svolte dal punto di vista dei pazienti arriva nel 2013 con il primo infusore automatico di micro iniezioni: il microinfusore. La combinazione di quello che è a tutti gli effetti un pancreas artificiale, con un dispositivo per il monitoraggio costante della glicemia (valore degli zuccheri nel sangue). Questo rende la gestione del diabete molto più leggera per i pazienti nella vita quotidiana di chi è affetto da questa patologia.

A differenza del diabete di tipo 2, quello di tipo 1 non è ereditario e non è gestibile solamente con l’alimentazione o con l’esercizio fisico. Sebbene queste due cose aiutino molto, l’unica terapia efficace è l’insulina e grazie al microinfusore è possibile avere una copertura insulinica di 24 h su 24, 7gg su 7.

 Gli esperti ipotizzano un’operazione di tipo sperimentale che possa aiutare a guarire definitivamente da questa malattia. La situazione ancora non è chiara e per ora la patologia rimane incurabile.

5 novembre: giornata mondiale del diabete

A 100 anni dalla scoperta dell’insulina, il 5 novembre, si è celebrata la giornata mondiale del diabete, una patologia cronica autoimmune della quale spesso tutti credono di sapere tutto.

Il diabete è, come già detto, una malattia autoimmune che colpisce i giovani dalla nascita fino all’età di venti anni circa (chiamato anche “il diabete dei bambini”). Autoimmune vuol dire che è il sistema immunitario ad attaccare le cellule del pancreas, le quali si occupano della produzione di una proteina base nella sintetizzazione degli zuccheri: l’insulina. Insieme al glucagone, l’insulina, è la principale protagonista del trasporto degli zuccheri ai muscoli e del loro corretto assorbimento.

Il corpo assume gli zuccheri dal cibo, maggiore è l’apporto di zuccheri contenuti in un alimento, maggiore è la quantità di insulina che il corpo necessita di produrre per assorbirli.

Questo vuol dire che la comune affermazione “sei diabetico, non puoi mangiare zuccheri” è falsa. Non importa la quantità di zuccheri assunta da una persona diabetica, ma che la persona affetta dalla malattia controlli il suo personale rapporto fra zuccheri e insulina e assuma la giusta quantità di medicinale perché questi vengano correttamente sintetizzati.

Nell’ ipotesi in cui si assuma una quantità errata di insulina si possono verificare due casi:

ipoglicemia, lieve o grave: quando i livelli di zucchero sono troppo bassi.

Una nostra intervistata ha testimoniato i suoi sintomi principali:” Il corpo diventa pesante, la testa gira, la vista diventa offuscata, i suoni si allontanano, le luci diventano più forti, mani e gambe tremano fino a non riuscire a stare in piedi e il mondo sembra come un sogno, mi è capitato di non riuscire a parlare, la mia mente era vigile ma il mio corpo non rispondeva ai miei comandi finché non mi sono risvegliata in ambulanza”. In questi casi l’assunzione di zuccheri ad assorbimento rapido è la migliore delle opzioni. In casi estremi può essere necessaria l’iniezione di una dose di glucagone, un ormone che si occupa di aumentare i livelli di zucchero nel sangue.

iperglicemia, lieve o grave: quando i livelli di zucchero sono più alti dei livelli normali.

Se protratta per molti giorni questa condizione può portare forti nausee, difficoltà a concentrarsi, iperattività, insonnia e anche a svenimenti. Se invece dura per anni invece può anche causare la perdita della vista, può portare a una necrosi in mani e piedi, gravi infezioni nei reni e alla vescica, e rischio di infezione anche a causa dei più piccoli tagli. Può condurre al coma diabetico e poco dopo alla morte. In questo caso l’unica opzione possibile è la somministrazione di insulina per via endovenosa o comunque in grandi quantità.

Ad oggi l’insulina è fornita alle farmacie dagli ospedali gratuitamente, sotto forma di siringhe comunemente chiamate “penne”

 

Sakura