Tessuti di rivolta: Vievienne Westwood

Vivienne Westwood, madrina del punk e rivoluzionaria dell’industria d’alta moda, è venuta a mancare il 29 dicembre 2022, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi fan e facendoci il dono di una straordinaria eredità, sia dal punto di vista della grande sartoria che da quello umano e sociale. La sua carriera inizia dal nulla. Prima di intraprendere la strada della sartoria, cosa che farà senza alcun tipo di insegnamento, la Westwood era una semplice insegnante di scuola. Nel 1965 dà il via alla sua strada nella moda attraverso l’amicizia e collaborazione con McLaren, futuro manager dei Sex Pistols. Insieme lavorano a “Let It Rock”, una sorta di negozietto in cui i due si impegnano a vendere capi di seconda mano. Qui lei produce anche t-shirt personalizzate a temi provocanti. La sua carriera continua a crescere fino a farla diventare colei che tutti conosciamo oggi come la regina del punk, accesa da una mente anarchica e rivoluzionaria, che l’ha portata fino alla vetta dell’industria dell’haute couture. Da sempre la si può descrivere come una visionaria in ogni campo, vedeva magia in ciò che gli altri designers sottovalutavano, che si trattasse di tessuti, colori, modelle, collezioni. Andava contro ciò che era popolare, usando tessuti naturali quando l’industria era dominatadall’uso di tessuti di bassa qualità, mostrando un amore per la sua arte che andava oltre ogni prezzo di vendita. Ciò che è più strabiliante dei suoi capi sono le storie e le battaglie che essi raccontano. Storie che riguardano la lotta contro il capitalismo, il consumismo e le ingiustizie.

Quando nel 2006 il suo impero di moda continuava a crescere fino a essere riconosciuto persino dalla regina Elisabetta, Vivienne Westwood si impegnava a rimanere fedele alla sua identità, combattendo e portando luce alle lotte per i diritti civili e per la salvaguardia dell'ambiente. Per questo venne anche riconosciuta una delle più influenti attiviste in tutto il mondo. Già durante gli anni di collaborazione con McLaren, i due si davano all’attivismo utilizzando i loro design e la loro piattaforma per promuovere le loro idee e per fare dichiarazioni politiche, costruendo allo stesso tempo capi d’abbigliamento e sviluppando tecniche di designs non convenzionali e all’insegna del punk e della ribellione. Ciò che affascinava Vivienne Westwood non era solamente la rivoluzione e il diverso, ma anche la storia e i costumi del passato, da cui prese ispirazione per creare innumerevoli collezioni, riprendendo vestiti, tessuti e motivi, rendendoli moderni, sempre rispettando la sua visione fuori dagli schemi. Uno dei più famosi esempi che possiamo osservare, e che è tornato di moda anche negli ultimi anni, è proprio il corsetto, che la stilista aveva già rivisitato negli anni 90, quando questo era ancora un indumento altamente stigmatizzato. È così quindi che Vivienne Westwood ci ha regalato qualcosa di ben più prezioso di un paio di abiti, ci ha regalato libertà, sia nel modo in cui ci vestiamo, che nel modo in cui ci esprimiamo e osserviamo ciò che ci sta intorno, varcando per prima la porta sulla completa liberazione da ogni tipo di stigma e andandosene lasciandoci questa porta spalancata, speranzosa che adesso quelli che si ribelleranno saremo noi.

 

Nina.